INTERVISTA AD UN ASSASSINO

INTERVISTA AD UN ASSASSINO
INTERVISTA SEGRETA A UN ASSASSINO



Non rivelerò il suo nome reale ne dove ha ucciso e uccide tutt'ora, d'altro canto questo è un Blog e non un tribunale che può condannare, però, non voglio neppure dare importanza a un reietto della società, un mostro che si crede un santo, perciò, mi limiterò semplicemente a raccontare i fatti restando il più possibile impersonale e distante, evitando commenti, descrizioni dettagliate e riferimenti a posti, cose o persone. Posso dirvi che non è in Italia, anche perché avreste poi notato l'ondata di omicidi e inteso di chi stavo parlando; e poi io, sinceramente, non so neanche se riuscirei a tradirlo, perché un po', ad esser sincero, mi affascina, e forse ne sono innamorato. Non fisicamente per carità, ma mentalmente; ha un modo di parlare e un fascino irresistibile, anche se non nascondo la mia rabbia nel vederlo in faccia, anche se il suo volto scoperto non l'ho mai visto, poiché in quei pochi incontri, dove mi sono fatto accompagnare dal suo sacerdote confessore, non si è mai lasciato guardare.



Ogni settimana, per quattro settimane consecutive, mi ha concesso alcune interviste, forse perché è stanco di uccidere o forse vuole beffarsi di me perché sa che non lo denuncerei mai, non potrei.

Non l'ho cercato io, non ne avrei avuto la necessità, ma è stato lui, grazie ai miei contatti in internet. E' un amante delle poesie, e sapendomi scrittore e commentatore di poesie, forse, un po' è rimasto affascinato dal mio lavoro, forse meno cruento ma comunque ad alto carico emozionale quanto il suo di lavoro, se di lavoro si può parlare. Non vorrei dargli voce per paura di esaltare un megalomane, ma, allo stesso modo, vorrei rendervi partecipi di quello che ho potuto rubare dalla sua testa malata e lasciare a voi il giudizio. Non nego la mia paura nel pubblicare una cosa del genere ma cosa volete? sono un cronista e uno scrittore, non potevo tenermi tutto dentro.



I suoi occhi; ha qualcosa nei suoi occhi che non comprendo e che mi intriga fino alla follia, ha un mondo intero dentro il nero delle sue pupille; e prima di fermarlo mi piacerebbe entrare nel suo mondo, capire cosa spera di trovare dentro gli sguardi della gente che maltratta.



Dal suo diario, da cui mi ha concesso di prendere alcune frasi e poesie



-Ogni giorno muoio un po' e non me ne accorgo. Guardatemi attraverso i vostri soliti occhi invadenti e confinati: sono un derelitto del mondo, un viandante che spreca il suo tempo dietro le giornate che mi uccidono, un assassinio per combattere la noia dei miei giorni.-





“Ciao. Come dovrei chiamarti? Nico? Marco? Alex? Ne hai cambiati tanti di nomi...”

“Non chiamarmi per nome, non ti risponderei, non sopporto i nomi, per questo ne prendo sempre di nuovi. A cosa serve un nome? A nulla, fuorché a confondere, noi siamo solo occhi. Tu puoi comprendermi, scrivi le emozioni. Tu puoi leggere i miei occhi, sei in gamba. Per degli occhi fatti bene potrei anche decidere di non uccidere più, di fermarmi e riposare.”

“Gli occhi? Come fai a guardare un uomo che muore negli occhi?”

“Vedo me stesso nel suo riflesso e ne soffro...Lo uccido perché so che uccido una parte di me!”

“Non sei molto chiaro ma abbiamo tempo. Comunque sei riuscito ad evadere la mia domanda sul tuo nome, di certo ne avrai uno, tutti ne hanno uno. Il tuo qual è? Se non vuoi che lo metta per iscritto non lo farò..”

“Ne avevo uno tanto tempo fa. A dir la verità mi piaceva anche, ma ti ripeto non ha importanza: conta solo cosa siamo noi, non cosa qualcun altro ha deciso che noi fossimo.”

“Ti riferisci a i tuoi genitori forse? Perché non mi parli di loro?”

“Si, i miei genitori....Ricordo solo mio padre che masticava la carne senza chiudere la bocca davanti la televisione in bianco e nero, in canottiera, mutande e calzini neri, mentre mia madre che mangiava in piedi perché mio padre aveva sempre qualcosa da chiedergli....prendi questo...prendi quello, in continuazione. Non posso lamentarmi di loro; certo, erano sempre indaffarati e non avevano mai tempo per me ma, non ostante le nostre ristrettezze economiche, non mi hanno mai fatto mancare nulla.”

“Vent'anni fa li hai uccisi, ricordi quale fu il motivo?”

“Certo. Sentivo che soffrivano dannatamente della mediocrità e della pochezza di cui si erano saputi circondare. Li amavo troppo per vederli ogni giorno sorridermi, per patire poi di nascosto la carenza di denaro. Questo è un mondo che non ci vuole: fa di tutto per istigarci alla sofferenza senza via di scampo, e noi, muliebri indossatori di maschere fittizie ne siamo insensati schiavi. Io per loro e per me volevo ritagli di quella felicità reale che nessuno è capace di avere e di dare perché siamo tutti assiepati dietro banconote di carta, come in trincea, una guerra che il progresso sta avviando contro noi poveri cenci. Tutto è il contrario di tutto. Perché ci affanniamo nel vivere? Per recuperare incessantemente pezzi di banconote perché altrimenti non si potrebbe vivere. Perché? Queste sono tutte stronzate. Noi, da quando siamo nati, abbiamo il sacrosanto diritto di vivere liberamente e badare alla propria sopravvivenza senza dipendenza alcuna. I miei genitori non erano fatti per questo mondo!”

“Mi sembri molto acuto e lucido in questa tua visione, e la esponi anche bene, ma questo ti sembra un motivo valido per uccidere? Per giunta poi, i tuoi genitori?”

“Non mi tocca quello che pensi tu, quello che pensa la gente e, tanto meno, quello che pensa chi avrà l'ardire di giudicarmi un giorno; fosse Dio o semplicemente un giudice pagato dallo stato; quello che importa davvero era quello che pensavano le mie vittime: ovvero aspettavano solo di smettere di soffrire, di uscire dalla porta principale da questo mondo che non li voleva. Erano tutte persone male inserite in questa società fantasma, ed io, la sofferenza non riesco a guardarla fisso negli occhi, non posso. Dentro gli occhi di una persona, nascosto perfettamente ma visibile, si annida il punto d'incontro di tutte le emozioni di quella persona, e io, purtroppo, so leggerlo e decodificarlo. Odio la sofferenza, perché io, non ne sono mai stato immune. Mi deludi; possibile che ancora non ti passa per la testa una domanda importante? Ti sei mai chiesto perché uccido solo impiegati, casalinghe, professori mediocri e mai qualche bella ragazza? Perché nei giovani un po' ci credo ancora, o almeno voglio crederci.”

“Ci sarei arrivato. Ti spaventa la mediocrità?”

“Bingo! Vedi che se ti impegni qualche domanda arguta la riesci a fare...”

“Allora?”

“Si, tantissimo. Ho paura di rimanere impelagato in una cazzo di vita che non mi sono scelto e, vivere ingabbiato senza mai sapere cosa mi sarebbe potuto accadere se avessi vissuto la mia vera vita, con i miei sogni e le mie scelte.”

“Ma, dimmi la verità, non ti senti un po' incastrato, ora, nel ruolo che ti sei creato? Insomma, sei stato tu a crearti la tua sofferenza e la tua prigionia. Sei stato vent'anni in galera per l'uccisione di tuoi genitori, ora da tre anni sei fuori e continui ad uccidere. Perché?”

“Qualche volta lo confesso, ho ucciso. Ma niente di serio per carità, ho ucciso per quel buco che tutti noi abbiamo dentro. Tutti, dentro di noi, abbiamo un vuoto vertiginoso. Io colmo il mio vuoto uccidendo la gente che passa, ma non giudicatemi per carità, sono come voi, sono come il mio confessore o un poeta come te; sono una casalinga mediocre e sono i miei mediocri genitori...”



“Non ti senti mediocre e imprigionato nella gabbia delle uccisioni?”

“Niente affatto! Certo, uccido quasi e la mia, se vogliamo, è quasi routine, ma per me deve essere così. Io sono un martire! Devo combattere contro il buco che ho dentro.”

“Tutti noi dobbiamo riempire i nostri buchi neri, tutti abbiamo i nostri sogni spezzati, le nostre bugie e le nostre paure, cos'è che spinge ad uccidere un altro uomo? La rabbia? L'odio? Cosa?”

“La paura! Io, quando decido di uccidere ho una paura tremenda, ma non posso non andare in fondo per provarla tutta. Penso che tutti noi abbiamo un disperato bisogno di provare paura per vivere. La paura di non arrivare a domani; la paura di non riuscire a portare a termine un obiettivo che ci siamo posto; la paura di fallire; la paura di soffrire per amore; la paura di essere sbagliati; la paura di essere dimenticati una volta spariti da questo mondo di merda....la paura, tutto qui!”.



“Che vita conduci quando non uccidi?”


“Che vita conduci quando non uccidi?”

“Attendo con ansia il momento della mia prossima uccisione.” (sorride di beffa)

“Da questa risposta provocatoria capisco che non vuoi rispondere ed essere chiaro.”

“No, ascolta! Questo colloquio tra noi l'ho desiderato io e credo sia giusto rispondere alle tue domande.”

“Allora?”

“Trascorro le giornate intere a leggere i più svariati libri sulla natura umana, saggi, romanzi e penso, fumo, e mi sforzo di individuare la risposta alle mie domande, alla stupidità delle pecore che sono le persone come te, e cerco modi nuovi per farmi portavoce di un mondo senza le nullità, senza i deboli e i mediocri; ma più leggo e più mi accorgo che ci siamo saputi solo edificare, tutt'attorno al nostro io, una scatola di plastica fatta di inutilità programmate, senza il minimo desiderio di provare ad uscirne e vedere cosa c'è fuori. La gente è limitata. Gli uomini sono degli omosessuali del pensiero che giocano a fare i cowboy, mentre le donne stanno scoprendo ora di non essere adeguate e si conformano al nulla, perché solo questo sono capaci di fare...Sono poche le persone che comprendono ed escono fuori dalla scatola. Io sono diverso perché sono uscito da quella gabbia ormai da più di vent'anni. Si soffre e ci si logora. Penso che la maggior parte delle persone sia come un gregge che pascola tranquillo e beato nel prato che è la quotidianità, senza pensare ne ragionare, e aspetta tranquilla il loro giorno; il giorno in cui il macellaio sceglierà la loro carne. Io sono un macellaio al contrario. Scelgo la carne più debole e marcia del gregge ed estirpo il problema.”

“In queste frasi vi ho letto molto Schopenhauer, ma non solo questo. Nelle tue frasi e nel tuo modo ti atteggiarti ho notato parecchie citazioni da libro e questo mi crea non pochi dubbi sull'effettivo tuo credere a quello che dici, ma mi astengo dal giudicarti.. Tornando a noi, non hai sofferto mai per quello che avevi fatto ai tuoi genitori e per la solitudine che ti sei creato attorno?”

“Ma cosa vuoi ottenere? Io non ho mai sofferto della mancanza di mio padre e mia madre e tanto meno ho avuto alcun genere di rimorso per il mio gesto, anzi, sono sereno e sicuro che loro avrebbero compreso il mio stato d'animo perplesso. Stavano soffrendo troppo nella loro mediocrità e poi non si amavano più, ho dovuto e ne sono felice e anche loro ora lo sono, me lo dicono la notte.”



“Perdonami ma credo che questi siano solo i ragionamenti di una persona disturbata. Ho letto la perizia psichiatrica che ti è stata fatta e ho scoperto lati oscuri del tuo passato di cui mi piacerebbe che mi parlassi.”

“Tutti i dottori che mi hanno visitato, da primo all'ultimo, hanno dichiarato che i miei omicidi sono frutto dei traumi infantili, ma io dico che quei medici sono figli del silenzio che vuole far tacere a mia sacrosanta verità e la mia missione”

“Credi che la tua sia una missione?”

“Certamente! Così dice il Signore: "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo......in Geremia 17,5.

La mia missione è osannata e incitata dalla mia bibbia. -Nelle generazioni future nessun uomo della tua stirpe, che abbia qualche deformità, potrà accostarsi ad offrire il pane del suo Dio; perché nessun uomo che abbia qualche deformità potrà accostarsi: né il cieco, né lo zoppo, né chi abbia il viso deforme per difetto o per eccesso, né chi abbia una frattura al piede o alla mano, né un gobbo, né un nano, né chi abbia una macchia nell'occhio o la scabbia o piaghe purulente o sia eunuco.-”

“Levitino 21,17-20, conosco il versetto ed è stato dichiarato illegittimo dalla costituzione. Tornando alla nostra chiacchierata. Dopo esser uscito dal carcere hai ucciso ancora: un impiegato di banca, due donne, un professore di italiano, tutte persone, all'apparenza, legate solo dal filo sottile delle loro vite, come tu affermi, mediocri e fatte di sofferenza, ma, studiando i rapporti delle autorità ho notato un particolare inquietante che mi è stato poi confermato dalla lettura della tua perizia psichiatrica. Tutte avevano inclinazioni sessuali atipiche, le tue vittime. L'impiegato di banca C.H. era bisessuale e amava, per distrarsi, fare giochi particolari con coppie sposate. Le due donne M.S. e V.G. erano lesbiche che praticavano tecniche sadomaso tra loro e con clienti occasionali. Il professore era un pedofilo che amava la violenza fatta e ricevuta da minorenni. Nella tua perizia compare la possibile causa della scelta di queste vittime e vorrei, ora, che mi raccontassi cosa successe quella sera in casa tua.”



“Mentre gliele dava da mangiare, egli la afferrò e le disse: "Vieni, unisciti a me, sorella mia". Essa gli rispose: "No, fratello mio, non farmi violenza...

Ma egli non volle ascoltarla: fu più forte di lei e la violentò unendosi a lei...

Assalonne suo fratello le disse: "Forse Amnòn tuo fratello è stato con te? Per ora taci, sorella mia; è tuo fratello; non disperarti per questa cosa"...

Il re Davide seppe tutte queste cose e ne fu molto irritato, ma non volle urtare il figlio Amnòn, perché aveva per lui molto affetto; era infatti il suo primogenito.”(mentre parla, sorride e guarda un punto fisso fuori la finestra)



“Un'altra citazione biblica!? Vedi che non vuoi collaborare....non ho voglia di perder tempo!”

“Lo stupro e la violenza sono permessi da Dio. Come poteva mio padre essere privato di questa nobile arte. Non si dovrebbe mai uccidere un uomo che sta per commettere suicidio, ma io lo faccio, glielo devo.” (Sembra assorto nei suoi pensieri e continua a guardare tutt'attorno la stanza)

“Ascolta, se continui a non rispondere e a farneticare frasi...”



Sembra svagato e comincia ad agitarsi, non vuole guardarmi.

“regnum Dei Deus est!” e comincia a ridere fragorosamente.



Il parroco, suo confessore, che siede al mio fianco, a questo punto mi afferra la mano e mi fa segno di interrompere il mio incalzare. Con uno sguardo mi fa capire che ha bisogno di riposo e, così, decido di interrompere il terzo incontro.



Comunque vi dirò io quello che ho letto sulla sua perizia psichiatrica che mi ha in parte sconvolto, ma mi ha anche fatto comprendere il motivo che si muoveva alla base delle sue azioni.



Questa persona all'età di dieci anni fu vittima di un trauma che secondo i medici gli cambiò l'esistenza e il modo di rapportarsi alla vita. Il padre di quest'uomo era sessualmente disturbato perché, a sua volta, vittima di traumi infantili, così, ogni giovedì sera, da quando il figlio compì dieci anni, lui prendeva il figlio e lo portava in camera da letto, lo legava in una sedia e gli sbarrava gli occhi con dello scotch affinché non li potesse chiudere. Dopodiché, insieme alla moglie, mamma di quest'uomo (ovviamente costretta) si spogliavano e facevano vedere al figlio, dal vivo, scene di sesso violento dove l'uomo picchiava la donna fino a farla svenire. Una volta che l'uomo raggiungeva l'orgasmo lasciava libero il bambino e tutto tornava alla normalità. Una volta addirittura il bambino fu costretto a guardare il padre mentre si faceva violentare da un altro uomo sempre nella loro camera da letto. La cosa che inquietò gli psicologi fu che questa specie di rito si ripetesse ogni giovedì sera alla medesima ora. Dopo alcuni anni il bambino, ogni giovedì, si procurava spontaneamente degli attacchi epilettici che con il passare dei mesi non riusciva più a controllare. Tutt'ora, ogni giovedì, soffre di attacchi epilettici incontrollati. Questi particolari così dettagliati vennero fuori perché la madre di questa persona trovò il coraggio di sfogarsi con il parroco, che ora è il confessore dell'assassino, prima di essere uccisa dal figlio. Lui nella sua mente ormai deteriorata vedeva i genitori come complici di quel gioco che gli dava sofferenza e così decise di ucciderli entrambi, anche se la madre era vittima quanto lui.



Si presentò con il volto scoperto.

“Come mai hai deciso di fare un intervista?”

“Perché vorrei capire chi uccidere ancora..”

Guardai il parroco al mio fianco perché la frase mi spaventò non poco, ma il volto sereno di quell'uomo che mi fece intuire di star tranquillo, fu quasi una liberazione al gelo che quella risposta aveva creato.

“Perché oggi hai deciso di farti vedere in faccia da me? Ha tutta un'altra forma un dialogo tra due persone che si guardano in ogni loro espressione del viso.”

“Si hai ragione, lo penso anche io. Il volto di una persona è la deviazione in concreto della purezza dell'anima. Il volto parla di noi, delle nostre inclinazioni sessuali e delle deviazioni spirituali.”

“Sei molto religioso?”

“Purtroppo si. Dico purtroppo perché la religione mi ha dato troppe certezze, e ora, guardo il mondo da un'unica visione, la mia. Avrei tanto voluto essere un agnostico amorale, senza certezze alcuna, e appoggiarmi alla gente per suggere da loro le loro verità; invece no, ho passato la mia vita dentro di me, pensando che sapevo tutto quello che si debba sapere e credendo che la verità la possedessi solo io.”

“Sembra come se ti sei sciolto. Ti vedo più tranquillo.”

“Sono pronto a rispondere alla tua domanda di poc'anzi. Perché ho deciso di fare questa intervista. Perché sento che le mie certezze stanno vacillando. La chiesa non mi aiuta, anche il mio confessore mi sprona a fermarmi e consigliarmi con medici e autorità. Sono solo e, mentre prima con me ci stavo bene, ora, che la mia vita si avvicina sempre più alla mia morte, con me, bene, non ci sto più e soffro.”

“Cosa farai ora?”

“Vorrei che pubblicassi la mia storia.”

“Lo sai che non posso farlo se sei ancora in libertà, passerei non pochi guai. Io non sono un sacerdote che ha il segreto confessionale, sono un semplice studente.”

“Certo che lo so. Ma io voglio mettermi nelle mani di chi può aiutarmi. Mi costituirò però voglio capire cosa ho.”



Ci chiese, a me e al parroco, di essere accompagnato dal suo avvocato per capire cosa gli sarebbe successo. Voleva essere aiutato perché qualcosa si era mosso in lui. Non fu di certo quella intervista ma qualcosa prima dell'intervista. Quel nostro chiacchierare lo aveva voluto lui, perché, sapeva che la sua storia era finita.



Queste quattro brevi interviste, dove ho omesso tutte le domande specifiche inerenti a posti e periodi, si sono svolte per quattro giovedì di seguito. Si, ha deciso di farle ogni giovedì, e in quei quattro giorni non è stato vittima delle sue solite convulsioni.

Una mente che avrei voluto studiare ancor di più di quello che mi è stato permesso, anche se non escludo che potrei continuare a vederlo, nell'ospedale psichiatrico dove si è fatto rinchiudere.



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# Posted on Monday, 06 October 2008 at 10:37 AM